ROMAGNA FUTURISTA

Quando

Dal 2 dicembre 2006
al 7 gennaio 2007

Dove

Riccione, Villa Mussolini

La mostra

Organizzata da: Comune di Riccione
Produzione e organizzazione: Anonima Talenti

Umberto Boccioni era romagnolo. Suo padre, sua madre, i suoi nonni erano di Morciano di Romagna. Nato per caso a Reggio Calabria, ritornò in Romagna a soli venti giorni. “Purosangue romagnolo” lo definì Aldo Palazzeschi, “vulcanico, esplosivo”. Il Futurismo romagnolo ha questo genitore ideale. Il Futurismo romagnolo è ricchissimo e indisciplinato. Rumoroso e anarchico. Ha pittori, scultori, poeti, musicisti, scrittori, ceramisti. Ha un suo gruppo, intitolato naturalmente a Umberto Boccioni, formato a Imola da Mario Guido Dal Monte nel 1927, ha i suoi manifesti. 
Soprattutto ha Marinetti, che va e viene, sempre in treno a inaugurare le mostre e a tener viva quella fiamma. Il Futurismo romagnolo ha Francesco Balilla Pratella, il solo musicista futurista, nella cui casa di Lugo Marinetti andava volentieri, punto d’incontro del futurismo romagnolo. “Primo a parlarmi di futurismo e a Lugo fu l’amico e poeta Luigi Donati” - scrive Balilla Pratella nella sua Autobiografia - “informandomi di come il poeta Tomaso Filippo Marinetti, italianissimo, di genitori milanesi (…) avesse ideato e promosso a Milano, e nell’anno prima 1909, quel movimento di arte e di vita, ch’egli battezzò ‘futurismo’, che tutti conoscono”. 

Il Futurismo nacque il 20 febbraio 1909. Nei quasi cento anni che sono trascorsi dalla pubblicazione del famoso “Manifesto” con cui Marinetti lanciò la sua sfida alle stelle, l’immagine e gli studi sul movimento hanno conosciuto fasi diverse. Da qualche decennio ci si è concentrati sulle declinazioni locali del Futurismo che reclutò ed entusiasmò centinaia di artisti in tutta l’Italia, dalle Venezie alla Sicilia, e poi in Europa, in Russia, in Giappone. La vitalità del Futurismo si manifestò proprio in questo scaturire di scuole e varianti locali che spesso segnarono alcuni anni nelle vite degli artisti, ma che lasciarono una traccia unica e incancellabile nella storia della sola vera avanguardia italiana.

Romagna
100 opere, dalla pittura alla ceramica, dalla scultura al disegno, tornano oggi a raccontare questa vicenda che vide personaggi d’eccezione, i fratelli ravennati Corra e Ginna, così battezzati da Giacomo Balla, i pittori Dal Monte, Giannetto Malmerendi, Roberto Sella, Leonardo Castellani, Achille Lega, Francesco Bagnaresi, Giacomo Vespignani, Baldessari (Iras), Esodo Pratelli, i ceramisti Gatti e Ortolani. Decine di opere inedite distinguono questa mostra dalle due sole precedenti che hanno esposto il Futurismo di questa regione, ridando a questa vivacissima vicenda della storia e dell’arte italiana la positiva vitalità che fu dei suoi uomini, l’inesauribile ottimismo, l’amore per la patria.

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